martedì, aprile 15, 2008

Una, nessuna, centomila...

Ieri ho letto questo e vi riporto il testo, che in futuro potrebbe non esistere più il link.

Dallo Yemen arriva questa agghiacciante storia fatta di matrimoni combinati, abusi, violenze e ad essere protagonista di questa triste storia una bambina di appena otto anni, costretta dal padre a sposarsi a questa tenera età. La piccola Nojoud Muhammed Nasser, non solo è stata costretta a sposarsi ad otto anni, ma quotidianamente subisce violenze da parte del marito e abusi sessuali e per questo si è rivolta al tribunale per chiedere il divorzio e denunciare il padre che le ha imposto questa vita terribile.
Ecco cosa affermato dalla piccola per giustificare la sua richiesta al tribunale: “Ogni volta che volevo giocare in cortile, mi picchiava e mi faceva andare con lui in camera da letto. Era molto duro con me e quando lo imploravo di avere pietà, mi picchiava, mi schiaffeggiava e poi mi usava. Voglio avere una vita rispettabile e divorziare”.
Si dimostra sicura e forte ma purtroppo per lei non sarà facile aver la meglio, anche perché è il primo caso di minorenne che si ribella a questa prassi di vita tipica dello Yemen. Infatti pur essendo illegale il matrimonio per le ragazze che non hanno compiuto i 15 anni di età, non esiste condanna per coloro che disobbediscono a tale legge.
Questa storia è venuta fuori quando Nojoud Muhammed Nasser, si è rivolta ad una giornalista per raccontare la sua triste storia fatta di violenza domestica e di questo matrimonio imposto e insoddisfacente come ovvio che fosse. Ecco il racconto della bambina uscito sullo Yemen Times: “Mio padre mi ha picchiato e mi ha detto che dovevo sposare quest’uomo. Lui mi ha fatto brutte cose, io non avevo idea di cosa fosse il matrimonio. Correvo da una stanza all’altra per sfuggirgli, ma alla fine mi prendeva, mi picchiava e poi continuava a fare ciò che voleva. Ho pianto così tanto, ma nessuno mi ascoltava. Ho supplicato mia madre, mio padre, mia zia di aiutarmi a divorziare. Mi hanno risposto: "Non possiamo fare niente. Se vuoi, vai in tribunale da sola". Ed è quello che ho fatto”.
Però Nasser è riuscita nonostante tutto a far arrestare il padre, mentre per ottenere il divorzio dovrà pagare una grossa somma di denaro al marito, che però non ha nessuna intenzione di separarsi dalla consorte e anzi afferma: “Sì, sono stato in intimità con lei ma non ho fatto nulla di male. È mia moglie e ne ho il diritto. Nessuno può fermarmi”. La legge tribale è dalla sua parte e lui non si pente anzi crede di essere nel giusto, anche perché essendo la moglie era libero di avere anche dei rapporti sessuali con lei. Insomma è chiaro che questa storia purtroppo prenderà una piega poco piacevole per Nasser, che sarà condannata molto probabilmente a continuare a vivere con una persona senza amore in un mondo di violenza. (AUTORE: Vincenzo Crocitto)


Ed oggi, invece, ho letto questo, di cui segue testo.

Nojoud, 8 anni, sorride, mangia una fetta di torta al cioccolato e stringe un grosso orso di peluche rosso. Festeggia il suo divorzio dal marito trentenne, deciso oggi da un giudice a Sana’a in Yemen. Nojoud Muhammed Nasser, la prima sposa bambina a chiedere il divorzio dal marito in un tribunale dello Yemen, ha vinto. È libera. Era fuggita dalla casa dello sposo il 2 aprile per presentarsi tutta sola in un tribunale della capitale. Aveva denunciato il padre, che l’ha costretta a sposarsi due mesi fa, e il marito che l’ha picchiata e forzata ad avere rapporti sessuali.
La legge in Yemen fissa i 15 anni come età minima per il matrimonio, ma non punisce le famiglie delle minorenni che le danno in spose prima di quell’età. Oggi a mezzogiorno il giudice Muhamed Al-Qadhi ha annunciato la sentenza. Ha stabilito che gli abusi del marito nei confronti di Nojoud e il fatto che non era ancora «matura» sono una ragione sufficiente per annullare il matrimonio. «Ogni volta che volevo giocare in cortile, mi picchiava e mi faceva andare con lui in camera da letto — aveva raccontato la bambina —. Quando lo imploravo di avere pietà, mi picchiava, mi schiaffeggiava e poi mi usava». L’annullamento su richiesta della donna, previsto dalla sharia e dalla legge yemenita (che si basa sulla prima), si chiama «khol’e». Prevede anche che la famiglia restituisca la somma pagata dal marito come dote per le nozze. Il giudice ha ordinato alla famiglia di restituire 100.000 rial (316 euro) all’uomo. «È stato possibile grazie ai soldi inviati da lettori commossi, soprattutto dagli Emirati Arabi Uniti», spiega
il reporter Hamed Thabet dello Yemen Times, che per primo ha intervistato la bambina e che ha seguito la vicenda fino alla fine.
Il padre della bambina, Muhammed Nasser, si è detto pentito di averla data in sposa: ha detto di averlo fatto perché è povero e non aveva altra scelta. Non è stato incriminato. Il marito, Faez Ali Thamer, che era stato arrestato il 2 aprile su decisione dello stesso giudice, ha accettato i soldi e, dopo l’annullamento delle nozze, è stato liberato. «Cosa vuoi adesso, Nojoud?», le ha chiesto dopo la vittoria il reporter Thabet. «Vorrei studiare. Vorrei una torta e un grosso orso».
Un lieto fine. Ma, osserva l’avvocatessa Nasser, resta il problema della legge. Il codice civile yemenita non impedisce ai tutori delle minorenni di darle in spose. Nel Paese oltre il 40% della popolazione vive sotto la soglia di povertà e il 46% degli abitanti hanno meno di 15 anni. I figli a carico sono spesso visti come un peso nelle zone rurali. Oltre il 50% delle spose, secondo uno studio del 2006, sono bambine, di solito tra gli 8 e i 10 anni. Diverse associazioni per i diritti umani e delle donne, insieme a 61 deputati del parlamento yemenita, hanno sollecitato una legge che imponga come limite minimo per il matrimonio l’età di 18 anni. Ma la Commissione Giustizia sostiene che non ci sono le basi per modificare la legge secondo i dettami dell’Islam. «Lottiamo dagli anni ‘90 per cambiare la legge e la Costituzione, che stabilisce che la base della legislazione debba essere la sharia», spiega Amal Basha, direttrice del Sisters Arab Forum for Human Rights al telefono da Sana’a. «Bisogna cambiare la legge sui matrimoni precoci per molte ragioni. Non è solo una questione di diritti umani e di diritti del bambino ma anche una questione di sviluppo – spiega - . I dati sull’abbandono scolastico in Yemen sono molto alti, quelli sulla mortalità infantile sono tra i peggiori al mondo, e questo è legato all’età precoce dei matrimoni. Bisogna evitare che ci sia una enorme popolazione femminile senza istruzione e impreparata al mondo del lavoro, vittima e causa della trappola della povertà». (AUTORE: Viviana Mazza)


Ora lo so, non varrà niente per tutte le altre. E qui c'è la tratta delle bianche sulle strade. E dovremo rimboccarci le maniche per vedere se questa volta ce la facciamo a combinare qualcosa di buono e fare qualche legge fatta bene e non ad usum personam... però vi devo dire che mi sento un pochinino meglio. E tutto fa...

1 commento:

Anonimo ha detto...

questa bambina ha da insegnare anche a molti adulti...
diventerà una grande donna.